Silicon Savannah sembra quasi un ossimoro: racchiude in sé il luogo più all’avanguardia del mondo e quello meno toccato dall’uomo e dal progresso. È il nome di un distretto tecnologico che si sta sviluppando in Africa orientale: si trova a Nairobi, in Kenya, un Paese che negli ultimi anni è stato protagonista di un rapido processo di digitalizzazione.
In Kenya le esportazioni legate a servizi tecnologici negli ultimi anni sono aumentate di oltre 20 volte, le connessioni a banda larga sono oggi 6 milioni e la quasi totalità dei collegamenti a internet avviene da mobile. Qui le startup digitali hanno trovato un ecosistema ideale per fiorire, e anche i colossi dell’hi-tech, come Google, Intel e Microsoft, hanno aperto una sede a Nairobi.
Oggi anche il governo keniota sembra aver compreso le potenzialità del progetto Silicon Savannah e ha deciso di cavalcarlo: nei prossimi due anni investirà infatti circa 15 milioni di dollari per dar vita a una “città tecnologica” a Konza, a sud della capitale, dove sorgerà anche un campus universitario.
Qualche tempo fa, in un post, avevo dato un “assaggio” della crescita economica di alcuni Paesi africani: mi ero augurato che l’aumento del Pil costituisse solo l’inizio di un percorso che portasse a un miglioramento concreto nelle condizioni di vita delle persone. A quanto pare, sta (anzi, stava già) accadendo.
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