Molti di voi ricorderanno la storia di Malala Yousafzai, la giovanissima blogger e attivista per l’istruzione femminile ferita dai talebani nell’ottobre 2012. È riuscita a diventare un’icona mondiale con tanto di candidatura al Nobel per la Pace e Premio Sakharov per la Libertà di Pensiero: ma chissà se il senso di giustizia di Malala, la sua fermezza, la sua forza di volontà, il suo coraggio da soli sarebbero bastati a portarla davanti agli occhi del mondo senza l’aiuto di Shiza Shahid.
Shiza Shahid ha venticinque anni ed è stata inserita da Time Magazine e Forbes nella lista dei “30 under 30” più importanti nel mondo no profit a livello internazionale, oggi è CEO & Founder del Malala Fund, un’organizzazione voluta insieme a Malala per aiutare l’istruzione femminile nelle zone difficili del pianeta.
Shiza, cresciuta in una famiglia progressista di Islamabad è stata un’attivista fin dagli anni scolastici in Afghanistan e ha conosciuto Malala nel 2009. Al momento dell’attentato subito da Malala lavorava già come analista in McKinsey: senza pensarci due volte abbandona la società di consulenza e corre dall’amica – quasi una sorella minore, vista la differenza d’età – vuole starle vicino mentre è ricoverata in gravi condizioni a Londra.
Proprio dal letto dell’ospedale Malala chiede a Shiza di portare avanti la sua campagna per l’istruzione femminile: ed è quello il momento in cui nasce l’idea del Malala Fund, oggi sovvenzionato da colossi come la Banca Mondiale e celebrità del calibro di Brad Pitt e Angelina Jolie, e Malala continua a viaggiare nel mondo per portare il suo messaggio di speranza, come nello scorso luglio in Africa. Quando penso alla storia di queste due giovani donne mi è sempre più chiaro che le persone e soprattutto le idee possono davvero cambiare il mondo: ma portarle avanti da soli a volte può essere impossibile. Da soli. In due invece…
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