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Tanto crudele quanto meravigliosa

Un sogno proibito che è diventato realtà, quello di scalare la “killer mountain” Nanga Parbat in prima invernale. Così ha fatto, il grande grandissimo Simone Moro, già respinto due volte dalla nona montagna più alta della Terra.

48 anni, esperto elicotterista, Moro è partito il 6 dicembre per Islamabad, Pakistan. Ha raggiunto la vetta, dopo due mesi e venti giorni, insieme allo spagnolo Alex Txicon e al pakistano Ali Sadpara (il quarto componente della spedizione, l’italiana Tamara Lunger, si è fermata pochi metri sotto la vetta): 8126 metri di altitudine scalati grazie anche a condizioni meteo eccezionali che hanno aiutato il gruppo nell’impresa mai riuscita prima.

Lo scalatore bergamasco diventa, grazie a questo ultimo traguardo, l’unico uomo sulla faccia della terra ad aver scalato per la prima volta quattro ottomila in inverno: Shisha Pangma nel 2005, Makalu nel 2009, Gasherbrum II nel 2011 e ora anche il Nanga.

Nanga Parbat significa “montagna nuda” in lingua Urdu, ma gli sherpa, gli abitanti della regione himalayana, la chiamano “la mangiauomini” o la “montagna del diavolo”, per la sua storia drammatica e la percentuale di mortalità, altissima. È la stessa montagna che si portò via anche il fratello di Reinhold Messner, Gunther, nella discussa spedizione tedesca del 1970.

Tanto pericolosa e crudele quanto affascinante e meravigliosa.

Con queste parole Hans Kammerlander, il primo uomo a scendere con gli sci dalla cima del Nanga Parbat, apre il racconto della sua salita nel libro Malato di montagna: “Il Nanga Parbat è una delle montagne più ambite dell’Himalaya, e il più occidentale degli ottomila. Il suo massiccio, di dimensioni enormi, domina l’imponente gola del fiume Indo; è una visione impressionante, e io rimasi alcuni minuti senza fiato quando mi trovai per la prima volta di fronte a quella forza della natura. Da qualunque lato si affronti il Nanga Parbat, ci si trova sempre di fronte a 4000 metri di dislivello da superare, più che nella salita dell’Everest, tanto per fare un esempio”.

E proprio l’Everest sarà la prossima sfida di Simone Moro che, in una delle prime interviste rilasciate a ritorno dal Pakistan, ha dichiarato «Mi piacerebbe forse fare ancora un’invernale su un 8000 e se la faccio, vorrei che fosse l’Everest. Devo, voglio salirlo senza ossigeno». Avanti così Simone!

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