Categories: Arte Contemporanea

Opera aperta: Umberto Eco e la Biennale di Göteborg

A noi italiani piace pensare che l’unica Biennale sia quella di Venezia: ma non c’è solo quella, anzi. Per quel che riguarda l’arte contemporanea una delle più interessanti a livello europeo – davvero molto cresciuta negli ultimi anni – è quella di Göteborg, in Svezia: quest’anno ha aperto il 12 settembre e chiuderà il 22 novembre. Il tema di quest’anno è “A story within a story” e in parte arriva dall’Italia, da un volume di Umberto Eco e da una sua teorizzazione, quella di “opera aperta”, pubblicata per la prima volta in forma di saggio nel 1962 all’interno de “Il ruolo del lettore”. Di che si tratta? Vediamo…

Secondo Eco un’opera aperta è un testo che permette a chi lo legge differenti interpretazioni: ed è proprio questo l’imprinting che Elvira Dyangani Ose, la curatrice della Gibca – Göteborg International Biennial for Contemporary Art – ha voluto dare all’evento. Con un passato alla Tate Modern, Elvira Dyangani Ose ha proposto agli artisti di pensare la Storia proprio come un’opera aperta, una rete di infinite correlazioni, in cui l’incertezza e l’imprevedibilità sono un valore. Proponendo in primo piano progetti artistici impegnati socialmente e in grado di lavorare sulla memoria collettiva.

Una delle novità più interessanti presentate quest’anno è sicuramente la House of Words – HoW – una struttura temporanea ideata dall’architetto spagnolo Santiago Cirugeda e dall’artista svedese Loulou Cherinet. Cirugeda da tempo cerca una nuova via per l’architettura che segua più la funzionalità che la ricercatezza estetica, una nuova via che qualcuno ha chiamato “guerrilla architecture”.

Il padiglione che ha immaginato alla Biennale di Göteborg è coloratissimo, quasi interamente costituito in materiali riciclati, e sarà il cuore pulsante dell’evento. La parte divertente però è un’altra ancora: la House of Words è già stata un evento nell’evento, anche mentre veniva costruita. Cirugeda infatti ha reclutato i volontari per la House of Words direttamente sul sito della Biennale e col passaparola, con la promessa di “trapanare, scavare, martellare e costruire ascoltando musica e facendo nuove conoscenze (…) le vostre idee saranno parte integrante del progetto (…) ogni giorno sarete circondati da un’ottima compagnia, ottimo cibo e soprattutto vi sentirete realizzati”. Suona bene, no?

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