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La rinascita dell’agricoltura africana

In un bell’articolo dell’Economist ho letto la storia di Jean Pierre Nzabahimana, un ruandese che non molto tempo fa ha seminato i suoi campi su una collina. Ci è voluto un po’ di tempo ma nel mese di febbraio di questo anno ha avuto un buon raccolto di granoturco.

I suoi campi gli permettono di mangiare la carne due volte al mese, possiede una mucca e ha circa 180.000 franchi ruandesi ($ 230) in banca. Anche se rimane a tutti gli effetti sotto la soglia di povertà, può cominciare a guardare al futuro. Gli piacerebbe anche costruire un negozio nel suo villaggio, un giorno.

Secondo L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, gli agricoltori del Ruanda hanno prodotto 792.000 tonnellate di grano nel 2014 – più di tre volte tanto quello prodotto nel 2000 – e la produzione di mais, una coltura vitale in Africa orientale, è aumentata di sette volte.

In Etiopia, tra il 2000 e il 2014, la produzione di cereali è triplicata. Il valore delle colture coltivate in Camerun, Ghana e Zambia è aumentato di almeno il 50% negli ultimi dieci anni; il Kenya ha fatto quasi altrettanto bene.

Milioni di contadini africani come il signor Nzabahimana hanno migliorato le loro condizioni di vita perché hanno preso piede, e hanno cominciato ad essere ben utilizzati, i semi ibridi. Questo sta dimostrando che le biotecnologie vegetali sono un’opportunità per lo sviluppo dell’agricoltura nel sud del mondo.

Attualmente, più della metà dei lavoratori a sud del Sahara sono impiegati nell’agricoltura; in Ruanda, sono quasi quattro quinti. Con così tanti agricoltori, aumentare la produttività agricola, grazie anche alle biotecnologie, è uno dei modi migliori per alzare gli standard di vita in tutto il continente.

I governi e le associazioni di beneficenza si stanno affrettando per insegnare agli agricoltori come piantare e coltivare i nuovi semi. In Ruanda, One Acre Fund, un ente di beneficenza, fornisce ai propri clienti semi, fertilizzanti, know-how e, soprattutto, credito. Quest’ultimo importantissimo perché le sementi ibride devono essere acquistate ogni anno, dal momento che le piante che crescono da queste sementi non producono semi dello stesso tipo.

Questi passi avanti in questa sorta di rivoluzione agricola che lentamente sta avanzando in Africa non sarebbero stati possibili senza la diminuzione dei conflitti in questi territori. Tra il 1998 e il 2014 il punteggio totale dei conflitti in Africa sub-sahariana è infatti sceso da 55 a 30. C’è ancora molto da fare certo, ma sicuramente la via intrapresa è quella giusta.

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