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JADEN TAP TAP: IL GIARDINO DELLA VITA DI PORT-AU-PRINCE

Oggi voglio raccontarvi una storia di speranza, nata proprio dove sembrava impensabile sorgesse. Siamo ad Haiti: l’isola caraibica martoriata nel 2010 da un terremoto che causò oltre 300mila morti, lasciando più di un milione e mezzo di persone senza tetto. Più nel dettaglio siamo a Port-au-Prince, la capitale, nel quartiere Cité Soleil, la Città del Sole; malgrado il nome è lo slum più malfamato della capitale. Bene, proprio qui è nato un progetto di community gardening chiamato Jaden Tap Tap.

È partito tre anni fa: e lo scenario dell’epoca, ad appena un anno dal sisma, doveva essere terribile. Eppure Daniel Tillias, Herode Gary Laurent e Franz Francois, le tre menti di Cité Soleil dietro a Jaden Tap Tap ci hanno creduto: e in quella zona di Port-au-Prince, una zona utilizzata persino come discarica, con decine di fabbriche dismesse e un tasso di criminalità impressionante è rinata la speranza.

Certo, non da un giorno all’altro: bisogna dare tempo al tempo, ai giardini come alle persone. Come ha spiegato di recente Daniel Tillias al Guardian “Making a garden is about more than cultivating plants, it’s about cultivating people”. Sono parole del filosofo e agronomo giapponese Masanobu Fukuoka; coltivando un giardino non si coltivano solo le piante che vi crescono, si coltivano soprattutto le anime di coloro che quel giardino lo curano ogni giorno.

E infatti così è stato: oggi Jaden Tap Tap conta più di cinquecento tyre-gardens, vasi di fortuna ottenuti dai copertoni usati, un giardino floreale, e una serra di Moringa, l’albero haitiano della vita, utilizzato dai più poveri anche per scopi alimentari. Daniel spiega che “Volevamo in partenza dare agli abitanti di Cité Soleil un modello positivo. Qualcosa da fare. E anche qualcosa da mangiare”.

Infatti oggi a Jaden Tap Tap si fa un raccolto composto da oltre venti tipi di verdura, frutta, erbe locali: tutto redistribuito tra la gente del posto. Inoltre oggi a Jaden Tap Tap si affiancano anche progetti dedicati all’educazione e allo sport, ed è anche stata aperta una scuola. “Lo diciamo sempre a chi vive nel quartiere – conclude Daniel l’intervista al Guardian – non serve poi spazio per fare un giardino, devi solo volerlo”. E così forse anche a Cité Soleil è spuntato qualche sorriso in più.

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