Categories: Arte Contemporanea

Intrecci e oggetti sospesi

A inizio anno a Parigi c’è stato un luogo pieno di poesia, lì dove non te lo aspetteresti. Le Bon Marché, il più antico centro commerciale della capitale francese ha ospitato infatti un’installazione monumentale e grandiosa, opera dell’artista nipponica Chiharu Shiota, grandissima protagonista nel 2015 del Padiglione giapponese alla Biennale di Venezia.

È proprio nel tempio dello shopping parigino che ha trovato sede “Where are we going?”, l’installazione di una flotta di imbarcazioni sospese e fluttuanti, realizzate grazie all’intreccio di migliaia di fili bianchi, colore scelto per evocare la purezza di una nuova partenza. L’opera è stata infatti costruita con fili di tessuto tesi o intrecciati, come molti altri lavori dell’artista. In questo caso Shiota ha creato 150 barche che galleggiato sopra le teste degli visitatori, che hanno potuto così sperimentare un’immaginifica esperienza sottomarina carica di poesia.

La Shiota è un’artista che stimo molto e che catturò la mia attenzione quando due anni fa presentò il progetto “The Key in The Hand”, rappresentando il Giappone alla Biennale di Venezia. Migliaia di chiavi raccolte in giro per il mondo, sospese nello spazio, legate a una quantità enorme di fili rossi tesi in ogni direzione.

E spesso nelle sue opere vivono oggetti semplici e quotidiani che sono stati abbandonati (chiavi, valigie, vestiti) – o lasciati – e che l’artista raccoglie per ricomporli in forme d’arte che hanno il sapore dei ricordi e della memoria.

In un’intervista a Flash Art ha raccontato: “Ho sempre la sensazione di perdere qualcosa di particolare nella mia vita, che qualcosa mi sfugga per sempre, quindi forse questo è quanto la mia autobiografia influenza il mio lavoro e questo è il motivo per cui di solito raccolgo oggetti di altre persone. Questo sentimento non svanisce mai, mi perseguita, mi segue in tutti i miei lavori. Io colleziono e raccolgo memorie e ricordi, così quando ricevo lettere, vestiti, chiavi o valigie, posso intuire le storie che le persone hanno vissuto o quelle che stanno vivendo. Le persone non sono fisicamente qui con me, ma avendo i loro oggetti posso avvicinarle, come se potessi costruire un’esistenza assente. Infatti, la maggior parte del mio lavoro si basa sul tema esistenza dell’assenza”. Mi auguro ci siano ancora tanti oggetti da raccogliere e riscoprire, e poter così ammirare ancora l’arte di questa grande artista.

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