Li abbiamo chiamati millennials perché nati a cavallo del 2000, li abbiamo definiti nativi digitali, perché sono nati mentre noi abbandonavamo definitivamente l’analogico e di esso non potranno avere mai rimpianti.
La generazione Z, quella più popolosa dopo i babyboomers ha ormai l’età per votare. E quella che oggi si affaccia ai teen? Quella nata dopo l’anno 0: cosa pensa di sé e del mondo quest’orda di tredici-quattordicenni con i pantaloni stretti alla caviglia e il cavallo basso che preme ai cancelli del futuro?
MTV, da sempre il guardiano delle giovani generazioni ha pensato di chiederlo proprio a loro: chi siete? Come volete essere chiamati? E loro hanno alzato gli occhi un’istante dal loro smartphone, prolunga della loro esistenza su questo pianeta, e hanno risposto: siamo i fondatori “the founders”.
I fondatori? Che vuol dire? Siamo lontani dall’immagine romantica ed eroica dei fondatori risorgimentali della patria o di quelli che hanno ricostruito il mondo dopo il dopoguerra o ancora dopo il crollo del muro di Berlino. No, per i teen 2016 essere un “founder” è qualcosa che ha a che fare con la capacità creativa e imprenditoriale che spinge tanti giovani poco più anziani di loro a inventare start up digitali. La capitale dei teen è San Francisco, il mito è lo startupper o lo youtuber dai milioni di fan, scrive divertito il Newyorker. Loro, amici di tutti e iperconnessi, si sentono meno soli delle generazioni precedenti eppure aspirano ad essere celebrati, riconosciuti sopra gli altri per i loro meriti creativi. Dove creatività è un’idea di business che fa rima con inventiva. Una schiera di mini imprenditori votati alla fama e al successo nel cuore e nello smartphone: pieni di ottimismo, sanno che se anche non emergeranno, sarà la loro generazione a fare per prima ciò che il mondo vivrà per i prossimi cinquanta o cento anni: i fondatori, appunto, del prossimo secolo.
Buona fortuna!
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