Qualche giorno fa mi hanno segnalato i risultati di una ricerca governativa statunitense condotta annualmente sugli stili di vita degli adolescenti americani: tratteggia una generazione in cambiamento, di adolescenti che conducono uno stile di vita di anno in anno più sano. Per esempio fumano e bevono sempre meno, e hanno sempre meno rapporti sessuali a rischio; certo c’è tanto da migliorare ancora, ma nel complesso sono buone notizie.
Secondo i ricercatori però emergono anche dati non positivi: gli adolescenti passano sempre più ore davanti a uno schermo. E che sia lo schermo di uno smartphone, di un televisore, di un computer, di un tablet, non fa differenza. Certo, meglio un dispositivo interattivo rispetto ad un televisore. Le ore passate da un giovane davanti a uno schermo non dovrebbero essere più di un paio al giorno.
Quando leggo ricerche come questa però cerco sempre di vedere i risultati in prospettiva e avere una visione d’insieme. E così, non riesco a non pensare che si tratti della consueta contrapposizione tra generazioni, ne avevo scritto quando vi avevo raccontato se i Millennials ce la potessero fare o meno. Chi oggi ha trenta, quarant’anni di certo avrà avuto genitori che lo rimproveravano di essere “teledipendente” quand’era ragazzo. Niente di nuovo sotto il sole quindi: solo un modo diverso di crescere per gli adolescenti di oggi, come era stato diverso per i nostri nonni, e sarà diverso per i nostri nipoti.
Un ragazzo sempre attaccato al cellulare in realtà sta facendo cose molto diverse: legge, gioca, chiacchiera con gli amici, lavora. In futuro sarà sempre di più così. E poi, lo smartphone è un cambiamento epocale: passiamo tutti più tempo con quel piccolo schermo. Magari siamo noi a vederlo solo nei giovani.
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