È una grande storia di sport questa. Quella di sette piccoli uomini che sfidarono il gigante, e riuscirono malgrado tutto – malgrado soprattutto un prezzo altissimo da pagare – a conquistarlo: è la storia della prima scalata del Cervino, di cui quest’anno ricorre il 150° anniversario. Un’impresa straordinaria, allo stesso tempo epica e tragica, riuscita proprio quando per secoli l’uomo aveva ritenuto impossibile avvicinarsi alla vetta della “regina delle Alpi”, ritenuta inviolabile. Almeno così era sempre stato.
Malgrado i tentativi iniziati una decina d’anni prima fu solo nel 1865 che un gruppo di scalatori portò a termine il progetto di arrivare alla vetta. Certo, c’erano sia motivi sportivi che politici a spingerli nell’impresa, in fondo la conquista della montagna dava lustro alla nazione che per prima la raggiungeva, ma mi piace pensare che a prevalere fu l’ideale romantico, della sfida dell’uomo alla natura.
Era il 14 luglio 1865 quando l’uomo vinse la sua sfida: il primato fu di una cordata composta da sette giovani scalatori, guidati dall’inglese Edward Whymper e da due guide di Zermatt, Peter Taugwalder padre e Peter Taugwalder figlio. Salirono lungo la cresta dell’Hörnli, partiti dopo una notte trascorsa a dormire sotto le stelle, toccarono la vetta alle 13.40 del 14 luglio. Non era finita però. Durante la discesa della cordata di Whymper accadde la tragedia che funestò l’impresa: la rottura di una corda fece precipitare la guida alpina Michel Croz, che trascinò nel vuoto i compagni Lord Francis Douglas, il reverendo Charles Hudson e D. Robert Hadow. Whymper e le due guide, padre e figlio, li videro precipitare per mille metri.
Ma Whymper e la sua cordata non erano soli: c’era anche una squadra di scalatori italiani che tentava, proprio negli stessi giorni, la loro stessa impresa. Whymper e compagni li videro dalla cima: gli italiani portarono poi a termine la scalata – ma da un altro versante – tre giorni dopo. L’Italia era unita da appena quattro anni e un’impresa simile sarebbe stata un grande motivo di orgoglio nazionale. Andò diversamente, ma resta comunque una grande, indimenticabile storia di sport.
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