March 4, 2013

Una lezione di pragmatismo dal Nord Europa

Economia

Una lezione di pragmatismo dal Nord Europa

Non tutti ricordano che negli anni ’90 anche i paesi scandinavi erano alle prese con un debito insostenibile e una macchina statale appesantita e poco flessibile. Eppure ne sono usciti, fino a diventare oggi un esempio di efficienza ed equità riconosciuto da tutti, al punto che recentemente l’Economist ha dedicato la propria copertina proprio al “supermodello” scandinavo.

Trovo che la ricetta seguita da questi paesi sia un esempio di pragmatismo post-ideologico. Tra il modello socialdemocratico europeo (forte presenza dello Stato, welfare universalistico, ma anche pressione fiscale elevata) e quello liberista anglosassone (meno Stato, più merito, ma anche meno tutele), i quattro paesi nordici hanno scelta una terza via che coniugasse il meglio di entrambi i modelli – penso per esempio agli ospedali pubblici, gestiti spesso da imprese private ma non per questo poco trasparenti.

Il rinnovamento realizzato dal Nord Europa negli ultimi anni è stato quindi il risultato di una serie di scelte lungimiranti e, soprattutto, pragmatiche. Scelte che hanno privilegiato l’efficacia delle soluzioni rispetto ai risvolti ideologici che troppo spesso inquinano la discussione e condizionano le scelte politiche. Certo, le ridotte dimensioni di questi paesi garantiscono una maggiore governabilità. Ma forse, proprio per questo, potrebbero rappresentare il laboratorio ideale dove sperimentare soluzioni valide per tutti.

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One Response to “Una lezione di pragmatismo dal Nord Europa”

  1. Giacomo says:

    Il supermodello scandinavo è impraticabile in Italia, Paese fortemente ideologizzato e dlaniato da contrapposizioni per l’appunto ideologico-politiche insanabili (sin dai tempi dei guelfi e ghibellini, di qui si spiega anche perché per secoli siamo stati facile terreno di conquista di potenze straniere).
    La “terza via” scandinava, capace di unire in felice connubio il meglio degli evocati modelli politico.economici tendenzialmente antitetici,
    richiederebbe appunto un pragmatismo che non conosciamo perché non fa parte del nostro corredo genetico.
    E’ vero che da noi ci sono tanti grandi imprenditori che con estro e spirito d’intrapresa hanno dato lustro al nostro Paese, ma è anche vero che noi siamo la patria della legislazione pletorica e farraginosa (“Patria del diritto” è l’eufemismo correntemente impiegato), della burocrazia ottusa e invadente, di un’onnivora e onnipervasiva classe politica che per decenni ha occupato tutti gli spazi vitali a scapito della meritocrazia concepita alla stregua di un’ingiustizia sociale.
    Con il che devo fare ammenda. Tutti i miei modesti interventi gentilmente ospitati in questo bellissimo blog sono all’insegna del più bieco pessimismo. Invece i giovani compulsatori dello stesso hanno il dovere, prima ancora che il diritto, di guardare avanti con l’ottimismo propositivo che sempre traspare dalle nitide parole dell’ospitale creatore del blog.
    D’ora innanzi quindi centellinerò i miei commenti, ove non riuscissi a trarre insperati motivi di conforto da una situazione generale che proprio non sembra volercene proporre.

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