January 15, 2015

The Harvard Art Museum e Renzo Piano: una storia di successo

Arte Contemporanea

È una bella storia di eccellenza italiana nel mondo quella che voglio raccontarvi oggi, che mi coinvolge anche perché passa da luoghi in cui ho vissuto e studiato. Siamo all’università di Harvard, dove nel novembre scorso è stato inaugurato il nuovo Arts Museum, opera di Renzo Piano. Un’opera davvero straordinaria, che ha riunito in un nuovo edificio tre musei precedentementi separati, il Fogg Museum, il Busch-Reisinger Museum e l’Arthur M. Sackler Museum. Certo, qualcuno ha storto il naso di fronte all’opera terminata: si sa, il cambiamento non è mai facile da accettare.

L’opera di Piano però già oggi raccoglie giudizi entusiastici. E tra i tanti, quello di Philip Kennycott, influente firma del Washington Post e vincitore del Premio Pulitzer. Che non ha dubbi, e il 3 gennaio 2015 scrive che “Tutti i “teaching museum” del mondo avrebbero da imparare dall’esperienza di Harvard”. Come mai? Prima di tutto per i nuovi spazi creati con la ristrutturazione di Piano, e poi per la cura e lo stile con cui è riuscito a fondere tre musei fino a quel momento separati, distanti in ogni senso.

Tra i lati positivi della fusione dei tre musei Kennycott sottolinea l’eleganza nel presentare le opere, disposte dai curatori in maniera intelligente e stimolante. Le tre collezioni dei tre musei ora infatti sono in parte unite in modo da stimolare collegamenti mentali ai visitatori, spesso studenti. Soluzioni espositive fatte di accostamenti mirati solo in apparenza lontanissimi e incompatibili: e Kennycott cita per esempio le sculture di Auguste Rodin e di Louise Bourgeois, solo a prima vista incomparabili. Accostamenti che non possono non accendere la curiosità: da sempre l’anticamera della scienza.

Arte Contemporanea.

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