January 14, 2012

Start-up nell’oceano

Economia

Start up nell'oceano - Il blog di Alessandro Benetton

Siamo abituati a pensare agli Stati Uniti come al paese del “brain gain”, un’espressione che nasce come contrario di “brain drain”, da noi fuga di cervelli, per indicare la capacità di attrarre talenti.

Eppure l’immigrazione statunitense, anche quando è di qualità, non ha necessariamente vita facile. Se un’azienda può facilmente assumere un lavoratore che risiede all’estero e ottenere per questo un visto, le cose sono più difficili per chi l’azienda la vuole fondare. Per questo imprenditore, ottenere un visto può rivelarsi quasi impossibile, e così addio al sogno americano.

In questo contesto legislativo, tre giovani visionari (ma alle loro spalle c’è il sostegno del fondatore di PayPal, Peter Thiel) stanno costruendo un progetto che andrà verificato, ma che potrebbe rivelarsi geniale: Blueseed. Si tratta di un incubatore di start-up, che a differenza di altre realtà analoghe sul suolo americano, non dovranno preoccuparsi di visti.

Perché? Perché Blueseed non sarà sul suolo americano: Blueseed è una nave (in futuro anche più di una) ancorata in acque internazionali, al largo della Silicon Valley, attrezzata per ospitare alloggi e uffici. Chi vivrà e lavorerà presso questa nave non necessiterà di un permesso di soggiorno e potrà raggiungere la culla dell’innovazione hi-tech in circa mezz’ora di ferry. L’idea sembra legalmente solida, tanto che sta attirando finanziamenti importanti.

Una storia interessante, a prescindere da come andrà a finire (il “varo” è previsto per il terzo trimestre del 2013): non solo Blueseed promuove la libera circolazione di persone e di idee; ma persegue il suo ideale inventandosi una soluzione (legale) del tutto innovativa. Staremo a vedere.

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