January 14, 2014

Se gli “emergenti” diventano creativi

Economia

Se gli “emergenti” diventano creativi - Il blog di Alessandro Benetton

Dici Africa (e più in generale Paesi in via di sviluppo) e pensi subito a materie prime e prodotti a basso costo. O, in alternativa, a tramonti, natura incontaminata, paesaggi da cartolina.

Bene, c’è molto di più. Non lo dico io, un imprenditore innamorato del sud del mondo, ma l’Unesco: che dal 2008 pubblica un rapporto sullo stato dell’economia creativa nel mondo e che quest’anno, per la prima volta, ha pubblicato una edizione dedicata ai Paesi emergenti. Un bel librone di oltre 200 pagine ricco di dati (tranquilli, ve li risparmio: poi chi vuole li può approfondire), ma anche di storie. Come un magazzino ai margini della zona industriale di Nairobi diventato un centro in grado di ospitare manifestazioni di grande valore artistico e creare cultura, occupazione e reddito. O un gruppo di intellettuali che ha creato la stessa cosa attorno a una piccola libreria di Harar, in Etiopia. E tanti altri esempi, anche in Asia e in America Latina.

L’economia creativa, quella che passa attraverso le idee, ha molti pregi e può fare molto per il progresso economico, sociale e ambientale. Cresce rapidamente, è inclusiva, non ha elevate barriere d’ingresso, è ecologicamente sostenibile.

Per questo è un bel segnale che i Paesi emergenti vi partecipino: perché hanno cultura, bellezza, storia, arte, paesaggio… da vendere (per una volta, non è un modo di dire!). E per noi italiani, celebri nel mondo per il nostro patrimonio creativo ma talvolta un po’ pigri nel promuoverlo, è un utile promemoria.

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