December 22, 2011

Manovre finanziarie: se a votarle fossero i giovani

Economia

Il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, ci ha ricordato che nell’Unione la disoccupazione giovanile è al 21%, uno su cinque. E pochi giorni prima, intervenendo a un convegno, il nuovo governatore di Bankitalia Ignazio Visco ci informava che i salari all’ingresso nel mondo del lavoro, in termini reali, sono ai livelli di dieci anni fa. Date la poca crescita dell’Europa (e del nostro Paese in particolare) e la crisi degli ultimi anni, il dato – purtroppo – non sorprende.

Tuttavia, la cadenza regolare con la quale leggiamo brutte notizie che riguardano i nostri giovani è davvero sconfortante. Come può il nostro paese guardare con fiducia al futuro, se chi deve costruire il domani non è nelle condizioni di farlo? I problemi sono noti, e in parte lo sono anche le ricette per risolverli: non entro nel merito e mi limito ad auspicare che il nostro Paese rivolga sempre più lo sguardo ai giovani.

Le due notizie, per contrasto, hanno fatto riemergere un “sogno” che ho da un po’ di tempo. Poiché la maggior parte delle manovre finanziarie di cui si parla riguarda temi di lunga gittata (mercato del lavoro, welfare, debito pubblico), mi piacerebbe che a votarle fossero solo gli under 30. Sono loro gli stakeholder del futuro, quelli che vivranno le conseguenze delle scelte di questi giorni. Quando ci ricorderemo che ciò che abbiamo è preso in prestito dai nostri figli, come dice un antico proverbio dei nativi americani, non sarà mai troppo presto.

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