May 18, 2017

L’occupazione ibrida

Economia

Matt Sigelmann capo di Burning Glass Technologies, citato dall’Economist, li chiama “hybrid jobs”: mestieri ibridi. La start up di Boston analizza il mercato del lavoro passando al setaccio tutti gli annunci pubblicati sulle varie piattaforme di recruiting online ed ecco la conferma. Le coding skills, le competenze in programmazione e informatica non sono più roba da specialisti o nerd appassionati. Senza di queste sarà sempre più difficile restare sulla ruota dell’occupazione e chi è meno titolato deve competere con l’intelligenza artificiale e l’automazione robotica. Il paradigma dei Paesi ricchi: più titoli di studio uguale maggiore stipendio si incrina. Chi esce dal college o possiede un MBA si accorge che i percorsi di studio istituzionali non bastano. In un mondo dove tutto è digitale, online, su mobile device, non sapere nulla di coding, programmazione, rischia di essere un vero handicap.

Un’indagine dell’OECD sulla popolazione adulta rilevava che su 33 Paesi la capacità di problem solving al computer era mediamente assente o scarsa per oltre il 60% della popolazione; un adulto su cinque fatica a comprendere testi o a fare operazioni numeriche. Resta quindi molto lavoro da fare sul fronte dell’acquisizione delle competenze per ridurre la disoccupazione e in prospettiva la competizione con l’automazione. Sempre secondo le analisi di Burning Glass Technolgies, i mestieri più pagati sono anche quelli che più spesso richiedono nel mix di competenze la programmazione. Nel 2015 il 49% delle posizioni ricercate in America nella fascia più alta di stipendio, richiedevano coding skills.

Il mondo del lavoro cambia più in fretta dei programmi di studio. E quindi l’unica soluzione è continuare ad aumentare le proprie competenze, assemblarle come pezzi di lego, perché gli ambiti di lavoro non sono più così definiti, ma diventano ibridi. Anche il modello tedesco dell’iper specializzazione viene messo in discussione. E pare che le nostre competenze siano soggette ad obsolescenza più rapidamente, adeguandosi ai ritmi dell’evoluzione tecnologica. Se vogliamo che certi processi siano sempre più automatizzati e fidarci dell’intelligenza artificiale, le nostre competenze non possono rimanere le stesse. Lo abbiamo già condiviso su questo blog qualche mese fa, riflettendo sul futuro di milioni di lavoratori che forse nel 2020 si troveranno disoccupati perché la loro mansione potrà essere svolta da una macchina. Aziende e governi iniziano a capirlo. A Singapore viene stilata la mappa della trasformazione industriale: una guida per orientarsi sulle professioni emergenti. Ogni cittadino sopra i 25 anni ha diritto a 345 dollari all’anno da utilizzare in formazione, il sussidio per gli over 40 è anche maggiore.

Il messaggio è chiaro: rimettere in discussione le proprie competenze e accrescerle è la condizione unica per restare sul mercato.

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