July 10, 2012

La cultura ci può salvare

Economia

La cultura ci può salvare - Il blog di Alessandro Benetton

“In tempi di crisi, chi vuoi che spenda per la cultura?”. È una frase che sentiamo dire spesso e che, probabilmente, rispecchia il pensiero di molti. Per fortuna accade esattamente il contrario. Come ho letto nell’ultimo rapporto annuale di Federculture, infatti, tra i pochi settori a mostrare il segno positivo negli ultimi mesi c’è proprio quello relativo alla cultura.

Secondo il rapporto, nel 2011 la spesa delle famiglie in attività culturali ha sfiorato i 71 miliardi di euro, con un aumento del 2,6% rispetto all’anno precedente, e del 7,2% rispetto al 2008, anno in cui è esplosa la crisi finanziaria. Questi dati confermano segnali già emersi di recente: in Italia, negli ultimi dieci anni, il settore cultura e intrattenimento è cresciuto di oltre il 25%, in netta controtendenza rispetto a quasi tutti gli altri indicatori economici.

Suona quindi un po’ strano che, nonostante la crescente domanda di cultura, gli investimenti pubblici siano in continua contrazione. Leggiamo e sentiamo dire ovunque che l’arte è la vera ricchezza dell’Italia, il nostro “oro bianco”, che le bellezze presenti nel nostro Paese sono uniche e vanno conservate e promosse, ma alle parole, come vediamo, non seguono i fatti.

Perché, allora, non cavalcare l’entusiasmo dei nostri connazionali per il nostro inesauribile giacimento di bellezza e puntare con decisione sulla cultura come veicolo di crescita economica per il nostro paese? Non è affatto vero che l’arte e la cultura “non diano da mangiare”. È vero il contrario, e dovremmo ricordarcelo ogni giorno.

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9 Responses to “La cultura ci può salvare”

  1. claudio says:

    Il tuo commento condivido tutto quanto si è detto, ma perdonatemi, c è molto molto di più, un paese come il nostro deve innovarsi completamente, mettersi in grado di competere con la globalizzazione, investire in ricerca, creatività, sapere, comunicazione, formazione avanzata, quel mare di storia e ricchezza che abbiamo deve servire a fare la differenza col resto del mondo, via il parassitismo, le sovrastrutture create solo per clientela e controllo sulla societa civile, via le corruzioni, via le mafie, via le raccomandazioni, via i privilegi di tutti, politici,burocrati,apparati dello stato, dirigenti bancari e di grandi aziende a partecipazione bubblica, e soprattutto incoraggiare l iniziativa dei giovani,ecc. cultura è anche e soprattutto investire nei sogni delle giovani generazioni , capire che ormai i processi di formazione culturali sono globali, e siamo tutti cittadini della terra

  2. Nome Antonio says:

    Purtroppo in Italia manca la cultura dell’arte, io sono un artigiano del legno, e se guardo dove sono arrivati i miei avi con la tecnica e la capacità professionale, mi vien da piangere, perchè il lavoro dell’artigiano io l’ho nelle mani e nella testa e nel DNA, però in questo paese le persone come me sono maltrattate e bisfrattate dallo stato stesso che con il comportamento che attua quotidianamente nei confronti degli operatori artigiani, non fa altro che dissuadere gli stessi dal migliorarsi o pensare al futuro.
    Mi preme fare sapere ai tanti che qualche secolo fa, alcuni artigiani italiani, ci hanno lasciato delle opere quali il David, San Pietro a Roma, la Cappella Sistina e così di opera in opera, in quei tempi erano considerati solo dei bravi artigiani.
    Fintanto che la classe politica ed amministrativa che ci guida non tornerà a pensare nei modi di allora rapportati all’attualità, quella bellissima e giusta osservazione, non potrà essere considerata, anche se la logica stessa di imprenditore, ci fa capire quale che sia la direzione esatta x fare reddito onesto, senza inquinare o creare danno nè alle persone nè all’ambiente.

    • Dario says:

      Antonio, concordo totalmente con te, ma fino al punto in cui dici che la Cappella Sistina deve la sua celebrità a degli artigiani.
      In realtà si trattava di grandi maestri, che pure avevano imparato l’arte a bottega, come tanti altri che poi non avevano raggiunto le loro vette d’eccellenza ed avevano continuato però una dignitosa professione.
      La differenza fra un artigiano ed un artista di solito la fa, appunto, la profondità culturale, unita al genio.
      La sopravvivenza degli artigiani d’oggi, però, si dovrebbe affidare intanto alla comunicazione, che potrebbe offrire loro grandi scenari internazionali.
      Tu hai un link ad un sito web dove far vedere le tue creazioni?

    • Nome andrea says:

      Il tuo commento certo il punto è che le opere non costerebbero tanto se non ci fosse di mezzo la corruzzione è quella che fa liveitare i prezzi gli artisti lo sanno come lo sapeva Michelangelo come lo sanno tutti e tanti fanno finta di niente ecco il perchè si assiste a un degrado e della cutlura e via via………

  3. Federico Manfredini says:

    Un’idea per vivere di cultura? Se l’esubero dei dipendenti statali causa recenti tagli, venisse dirottato in nuove formule d’opportunità lavorative mpo culturale, come ad esempio nuovi orari d’apertura di musei e quant’altro (ricordiamo anche solo ville che aprono raramente sotto la supervisione del FAI), con orari che si 7.00 fino alle 24.00 festivi compresi! Penso inoltre che, come popolazione, abbiamo sempre vissuto di fasti passati, (teoria personale per la quale l’italiano medio non conosce l’inglese essendo sempre stati ricercati per la nostra moda, cultura, cucina, design dal resto del mondo e quindi è venuta meno la consapevolezza dell’aprire la mentalità nella ricerca di nuova clientela), e questo vivere all’ombra del passato fa si che opere inestimabili cadano a pezzi! La cosa migliore da fare? Lo vediamo nel resto del mondo e in Europa dove in molte piazze si è deciso di accostare design moderno e artisti emergenti a musei storici e convezionali! Ma non siamo mai stati bravi a rischiare in previsione futura!

  4. Chiara says:

    Mia nonna mi diceva sempre : “Studia studia che chi studia ha sempre ragione”…..sono una ex insegnante precaria disoccupata grazie alla mancanza di investimenti sulla scuola secondaria di secondo grado…..ho sempre detto ai miei alunni che l’unica strada per l’indipendenza è l’istruzione e anche se ora non posso usare la mia cultura per mantenermi ( almeno in modo diretto), ho pensato di utilizzare il mio sapere diversamente: mi sono reiscritta all’università per prendere una seconda laurea e cambiare lavoro. Chissà se questa volta sarò più brava!!! La cultura di tutti è ricchezza di tutti bisogna anche saperla usare bene. Chiara.

    • Purtroppo qui in Italia, patria dell’arte e della cultura, dell’arte e della cultura poco interessa, più importante la macchina nuova, la casa, il maglioncino firmato e il cellulare alla moda. E alla domenica una bella magnata in ristorante. Purtroppo si sta diffondendo la solita finzione, si finge di essere interessati alla conoscenza, si finge di essere colti, si finge di sapere limitandosi a ricordare le solite banali e comuni cose, il tutto mescolato a frasi fatte e spesso anche sbagliate. Purtroppo.

  5. Nome says:

    e’ luogo comune pensare che con la cultura “non si mangia” e forse questa è una verità; ma a me piace ricordare quando in mezzo al turbinio delle guerre sociali e civili, negli ultimi anni della Repubblica romana, l’invasione pacifica più importante che rivoluzionò il costume e la mentalità dei cittadini forse più profondamente di quanto abbiano fatto le armi e le riforme, da quelle di Silla, Cesare e Augusto, fu l’invasione degli uomini di lettere, poeti,scrittori, storici e filosofi….Io penso che con la finezza dello spirito si possa arrivare più lontano rispetto ai luoghi nei quali ci stanno infognando la maggior parte dei rozzi predatori a cui ci stiamo assuefacendo. èli
    Questo è ciò che ho pubblicato nella mia pagina fcb il 13 luglio….Oggi leggendo il suo articolo mi viene ancor più da sottolineare come la cultura faccia paura, risvegliare le coscienze delle persone per molti potrebbe rappresentare un pericolo, meglio “panem et circenses”èli

    • Nome says:

      Sarebbe straordinario se la sua azienda in questo momento potesse investire in un settore di grande cultura come il Cinema italiano. Il Cinema in Italia si sta muovendo con grande difficoltà, senza alcun sostegno da parte dei governi. Un piccolo sforzo, una grande visibilità, un supporto concreto a progetti indipendenti farebbe bene a chi riceve ma anche a chi dà, consapevole di sostenere la cultura.

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