August 1, 2012

La crisi cambia? Cambiamo le regole

Economia

La crisi cambia? Cambiamo le regole - Il blog di Alessandro Benetton

Anche la Cina sta rallentando. La crescita del paese asiatico nel secondo trimestre del 2012 – pur restando altissima se paragonata a quella dei Paesi europei – è scesa al 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2011, contro il +9,5% di un anno prima.

Ecco perché Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale (ne ho parlato qui) qualche giorno fa ci aveva informati che la crisi stava cambiando pelle ancora una volta e che stava coinvolgendo anche le economie emergenti, i cosiddetti Bric (Brasile, Russia, India, Cina), che ci avevano abituati ad anni di crescita costante.

Ricapitoliamo: l’attuale recessione economica era partita nel 2008 dagli Stati Uniti, in seguito a un uso sregolato di strumenti finanziari opachi e pericolosi e all’esplosione della bolla del debito privato sul mercato immobiliare. Poi aveva cambiato continente e tipologia: nell’ultimo anno sono stati i debiti sovrani europei a finire nell’occhio del ciclone. Ora sembra che la “malattia” si stia lentamente trasmettendo, sotto altre forme, anche all’Asia e in generale alle economie finora immuni.

D’altronde non bisogna essere economisti per capire che in un mondo globalizzato i legami di interdipendenza tra le varie economie sono diventati sempre più stretti, e che è sempre più difficile localizzare e delimitare gli effetti di possibili shock economici e finanziari. Come cerco di fare spesso, però, voglio vedere anche un lato positivo in questa fase così difficile.

Credo che le difficoltà economiche di questi tempi possano essere l’occasione per creare una maggiore collaborazione tra i paesi di tutto il mondo: che gli effetti ricadano su un paese o su un altro, infatti, fa poca differenza, poiché le conseguenze, come vediamo, si ripercuotono a livello globale. È sempre più urgente, invece, un dialogo tra i governi di tutto il mondo per concordare le strategie, per creare nuove regole più adatte ai tempi e, in definitiva, per uscire insieme dalla crisi. L’emergenza, come spesso accade, potrebbe portarci a vincere le resistenze e ad accelerare nel cambiamento.

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43 Responses to “La crisi cambia? Cambiamo le regole”

  1. Nome leo fast! says:

    !accettiamo!!! almeno saranno di .saranno di qualita’..la.negativita’ e la positivita’ delle persone vanno da sempre di pari passo…..non sempre è tutto male!!

  2. Nome Alessandro ( Rossouncuore) says:

    non ho mail sentito o letto un economista o un industriale affermare che la crisi , indipendentemente da dove e perchè abbia avuto origine sia in effetti la fine, del sistema economico occidentale. O meglio, scomparsi i blocchi devono, per forza di cose, scomparire anche i modelli econometrici che li sorreggevano. Per la ex URSS è stato un tutt’uno, per noi è molto, ma molto difficile ammetterlo. Non credo si possano inventare dei ” tamponi”, delle pezze, per cercare di mantenere un ordine costituito che non regge più, ma si debba andare verso un nuovo modello di mercato , dove sia estremamente contenuta la finanza a favore della produzione e dove l’individuo , più che le golden share, abbia peso.

  3. Mauferl says:

    Leggendo tutti i commenti risulta evidente che non esiste una possibilità,, almeno a breve, di poter sperare in un miglioramento delle economie europee e soprattutto di quelle meridionali come la nostra, ma quello che più’ mi fa pensare e riflettere e’ l’assoluta mancanza di prospettive e di programamazione che fa decidere a molte persone di abbandonare la propria terra e mi riferisco , in particolare alle regioni del sud Italia, dove migliaglia di giovani di buona volontà partono per cercare un affermazione professionale o un impiego che possa dare un futuro meno incerto. la maggior dei giovani emigranti risulta aver conseguito un diploma o una laurea la loro partenza fa si che la classe dirigente si impoverisca e sia sempre la solita ormai da più di trent’anni con risultato evidente che la crisi già esisteva negli anni precedenti al 2008. Vorrei che si potesse riflettere su questo e che i prossimi governanti potessero avere il fegato di un azione più incisiva per poter dare una speranza ai giovani meridionali

    • Nome Pietro Carraro says:

      Esisterebbe una possibilità, ma questo significherebbe dover cancellare dal sistema lo status symbol , ma non solo dal sistema ma anche dalla mente , e questo sono due cose diverse , semplicemente perche su carta si può vietare tutto ciò che si vuole ,ma nel modo di pensare no,non serve la globalizzazione per capire tutto questo, basta guardare nel singolo paese anche nostro, si può dire che in un certo senso l’Unità d’Italia che “dura” da 150 anni e solo sù carta , ma ci sono dopo ancora un secolo e mezzo , troppi modi di dire variopinti per dire che si è diversi dal Nord al Sud Italia………quindi fin che non cadrà nessun muro mentale del “diverso” e ci sarà sempre quel distinguo tra “patrizio” e “plebeo”…….tutti i sistemi , tutti i modi forzati per unire , serviranno veramente poco, oppure tra 150 anni di globalizzazione qualcosa si smuoverà……e certamente nessuno ora questo potrà vederlo.

  4. michele says:

    Le genti si credono immortali onnipotenti e onnipresenti, ma non sanno che presto o tardi la loro vita finisce. Ci illudiamo che a farci felici siano cose futile come case e macchine. Andando a Medjugorie ho scoperto di quanto felice sia stato senza soldi ma con il rosario in mano di quanto bello sia parlare con il tuo vicino di sedia. Vi invito tutti ad inginocchiarvi davanti a Maria. La serenità e la felicità che escono da quel volto non hanno paragone con nulla. Venerdi sera a Treviso sotto una tormenta di neve 700 persone si sono ritrovate come ogni mese per condividere la felicità della preghiera. Ma non vi rendete conto che è bastata una pioggia a far chiudere la città più avanzata del mondo che è new york ???? Credetemi quando non vedete via di uscita entrate in una chiesa ed inginocchiatevi uscirete persone nuove. La disperazione che fodera il nostro mondo induce le persone a prendere la pistola e spararsi per debiti di qualche migliaio di euro o sento gente disperata perchè non va in vacanza. Il mondo ha bisogno di luce e la luce puo arrivare solo da Maria e da suo figlio non certo dai mercati asiatici

  5. Roberta says:

    siamo solo i nuovi servi della gleba, schiavi di un potere più o meno occulto. Viviamo nel medioevo globale.

  6. margherita saviano says:

    Finanza, globalizzazione. crisi……………….vi chiedo di concedermi un po di campagna, voi continuate cosi, Grazie

  7. Antonio says:

    In un mondo dove non c’è’ rispetto per l’uomo ne tantomeno per gli animali e la natura tutti i discorsi decadono,la politica,la finanza ,le banche ecc sono al servizio di pochi , bisogna pensare sempre di più alla necessità dei popoli, ma vediamo cosa succede in medio oriente, in Africa , i potenti gestiscono la vita e da noi i potenti gestiscono la finanza costringendo gli altri a subire, spero un giorno di vedere un mondo migliore,. Auguri a tutti

  8. Caro Alessandro, mi permetta di chiamarla con suo nome, il mondo intero ha trilioni di debiti e mi viene da chiedere verso chi? Il pianeta terra e’ uno, non ci sono altri mondi conosciuti. Quindi mi viene da chiedere verso chi la razza umana ha tutti questi debiti? Sarebbe piu’ opportuno uscire dal mondo della finanza e tornare a fare economia reale, cioe’ puntare sull’essere e non farci imbarbarire da un file elettronico che somma interessi a interessi degno solo del peggiore usuraio. La cosiddetta globalizzazione ha un suo obbiettivo, raggruppare tutto il genere umano sotto a pochi squallidi personaggi, cosi facendo, possono controllare tutto e spremerci fino a distruggere culture millenarie e renderci schiavi dei mercati. Nessuno dice queste cose, non si leggono queste cose sacrosante da nessuna parte. Ci stanno spezzando nella volontà, nella dignità e negli affetti. Una volta si usavano i forni per fare stragi e sottomettere le masse, adesso ci sono mezzi piu’ efficaci, usiamo nomi come lo spread, mib, grafici e personaggi che si presentano a dettarci leggi e obbligandoci a rimanere sotto narcosi. Tutto finisce prima o poi, speriamo che tutto si risolva in maniera pacifica. Buona Giornata!

    • Antonio Gambardella says:

      antonio gambardella, napoli
      condivido cio’ che dice valentino,e sono pienamente d’accordo con giovanni noi siamo dei poveri polli
      ci hanno succhiato il sangue e non hanno risolto niente stiamo peggio di tutti i tempi,bisogna azzerare tutti
      i debiti fare un condono tombale dare energie economiche fresche per organizzarsi di nuovo e dimezzare
      le tasse tagliare i politici in numero ristretto e solo cosi potremo avviarci ad una ripresa…

      • Leyla says:

        Ciao antonio gambardella, napoli
        sono pienamente d’accordo con te: non fanno altro che aumentare i debitti di povera gente che non ha pagato le tasse perchè non ci stavano soldi..non per che non voleva come qualcuno che sta la su (?!), loro aumentano..la gente non può pagare..si sinucide…chiud ele aziende…cresce la disocupazzione…e cosi via…invece di azzerare tutto e iniziare da capo, la gente da e prende lavoro più facilmente senza la paura che non riesce a pagare…ma sembra che per i signori politici e dificille capire..meglio scrivere quanti debitti ha la gente…quanto si deve recuperare…da chi? dai poveri..che non hanno più neanche aria per respirare….

  9. Gaetano says:

    “È sempre più urgente, invece, un dialogo tra i governi di tutto il mondo per concordare le strategie, per creare nuove regole più adatte ai tempi e, in definitiva, per uscire insieme dalla crisi” posso anche essere d’accordo con questa frase retorica, ma allora bisogna anche che tutti i lavoratori del mondo siano uniti nelle loro democratiche richieste e che sia uguali in tutto il mondo, anche questo deve essere globalizzazione. (mi ricorda quella bella frase ti anni fà, proletari di tutto il mondo unitevi)

  10. Deanna says:

    Ho scoperto oggi questo blog…..
    E’ verissimo che la crisi investe/investira’ tutto il mondo. Non desidero ripete crisi come opportunità, ma credo che il futuro sia dei giovani che hanno voglia di impegnarsi. Ma come? Facciamo che sono un giovane di 35 anni, ho voglia di mettermi in gioco, con grandi sacrifici personali e familiari avvio una piccola attività imprenditoriale (bar): la banca non mi concede 5000 euro di fido, nonostante una firma di garanzia, ho qualche problema nei pagamenti, la banca mi protesta un assegno di 490 euro!!!!! E ora? Come ne usciamo?
    E’ giusto e condivido che bisogna volare alto e parlare dei grandi sistemi e ben venga, ma, come sempre, il futuro si costruisce dalle piccole caso e soprattutto nel credere nei giovani. C’e’ qualcosa che non capisco: ma il credito da che parte sta? Lo Stato da che parte sta? Cosa e’ etico e non etico?

  11. GIOVANNI says:

    RITENGO SIA PIU’ SEMPLICE DI QUANTO SEMBRA USCIRE DALLA CRISI CHE CI ATTANAGLIA.
    ANZITUTTO BISOGNEREBBE PRENDERE IN MANO IL DOCUMENTO CONTABILE “BILANCIO STATO ITALIANO” E COMINCIARE A SPULCIARE TUTTE QUELLE SPESE INUTILI ED ESAGERATE NEI VARI CAPITOLI DI BILANCIO
    ELIMINARE IL FINANZIAMENTO E/O RIMBORSO CHE DIR SI VOGLIA AI PARTITI E LIMITARE IL NUMERO DEI PARTITI A 3 (ORMAI COSTITUIRE UN PARTITO E’ DIVENTATO BUSINNESS (E’ MEGLIO DI UN ATTIVITA’ IMPRENDITORIALE INFATTI NON C’E IL RISCHIO D’IMPRESA)
    INCENTIVARE LE IMPRESE AZZERANDO LE SANZIONI FISCALI IRROGATE ED EVENTUALI CARTELLE ESATTORIALI (CONDONO TOMBALE) PERMETTENDO COSI ALLE IMPRESE DI ACCERE AL CREDITO BANCARIO (ATTUALMENTE LE BANCHE NON FINANZIANO ANCHE CON UNA SEMPLICE CARTELLA ESATTORIALE A CARICO)
    RIDURRE LA PRESSIONE FISCALE
    DIMINUIRE IL NUMERO DEI BUROCRATI
    DIMINUIRE GLI STIPENDI A MEGABUROCRATI E DIRIGENTI
    INCENTIVARE LA CULTURA IMPRENDITORIALE

    • Errico says:

      Sono pienamente d’accordo con Giovanni se si cominciasse a fare queste cose forse saremmo a metà dell’opera o perlomeno si ricomincerebbe a rivedere un po’ di ottimismo specialmente tra gli imprenditori.

    • Paolo says:

      Tutto giusto e molto bello, facile a dirsi, quasi impossibile da mettere in pratica. Quello che proponi è molto di più di una rivoluzione. Sono dell’idea che le cose si cambiano un pò alla volta. Inizierei con fare dei tagli per la spesa politica il che non porterebbe a grandi risparmi ma darebbe l’esempio che serve.
      Se leggete bene il bilancio pubblico vi accorgerete che le voragini di spesa sono gli interessi sul debito pubblico (70 miliardi ma dipende molto dai tassi) e la spesa energetica (alti 70 miliardi) poi ci sono sanità e pensioni, tutti argomenti ad oggi senza possibilità di soluzione. In pratica o ci mettiamo in testa di cambiare TUTTI cultura e di avere più rispetto per la “cosa” pubblica, quindi pagare tutti le tasse, oppure prima o poi finiremo nel baratro.
      Siamo cresciuti e vissuti nel benessere, abituati ogni anno a volere e pretendere qualcosa in più, è arrivato il momento di imparare a fare anche qualche passo in dietro.

    • kristina says:

      son d’accordissima con giovanni

    • brunella says:

      Sono d’accordo

    • Antonella S. says:

      Sono d’accordo con Giovanni, fra poco ci saranno le elezioni e ci troveremo gli stessi politici che hanno ridotto l’Italia in queste condizioni, hanno pensato solo ad aumentare i loro privilegi e a creare nuove poltrone per parenti amici, mi chiedo ma non si vergognano a ricandidarsi, dopo aver visto che sono degli incapaci? Destra sinistra centro uno peggio dell’altro eppure non mollano sono sempre attacati alla poltrona e poi vengono da noi a chiederci i soldi con imposte tasse per salvare l’italia? sarebbe ora che chi sbaglia paga, sei stato un incapace togliti di mezzo e restituisci quello che hai rubato, io se sbaglio pago, la nostra classe politica no anzi se si ritira hanno anche una indennità di buona uscita considerevole

  12. Mario says:

    In linea di massima va bene, volevo aggiungere che la nostra riflessione deve andare a guardare la differenza che c’è tra i paesi diciamo progrediti e quelli in via di sviluppo come gli asiatici. Gli asiatici escluso il Giappone progrediranno sempre perchè il costo del lavoro è bassissimo la loro vita sociale è nulla, quando avranno la tecnologia che abbiamo noi ne riparleremo, mentre è da osservare attentamente come fanno gli americani ad andare avanti… per me vanno avanti perchè sono sovrani ed hanno superato (un pò) la crisi svalutando il dollaro, perdono il loro potere d’acquisto, ma il lavoro c’è perchè il prodotto americano costa meno di quello europeo che ha un euro super quotato. Volevo dire qualcosa sulla spending review: basta tagliare spese sanitarie e scuole perchè non si taglia sulla politica e sui vitallizzi,ci sarebbe tanto da dire… ciao

  13. Paolo says:

    La tua analisi e’ corretta, aggiungo due considerazioni:
    E’ vero che le economie dei mercati emergenti hanno rallentato ma parliamo sempre di crescite per noi impensabili. In più questi paesi sono ricchi, non hanno debito pubblico;
    Solo con una profonda crisi si può avere un vero rinnovamento. L’attuale crisi, partita dal 2008, è l’effetto di un male che viene da lontano. Da decenni la cultura “occidentale” si sta sgretolando per mancanza di valori. Se non si tocca il fondo la china non si risale 😉

  14. moran says:

    finche le finanze saranno regolate in termini di guadagno e non di stabilità delle aziende non si potra che peggiorare e rimanere soggetti
    a speculazioni se non addirittura dipendere da parole sbagliate ,quando cambiera questo e le tasse statali non supereranno il 25 % allora le cose si aggiusternno sembra utopia ma sara l unica cosa da fare se davvero si vuole uscire dalle crisi e non entrarci piu

    • Nome andrea says:

      Impossibile regolamentare la logica umana cmbia di nuovo

    • Nomemarina says:

      concordo pienamente l’Argentina per uscire dal periodo di recessione nella quale era caduta e’ partita proprio da qui riduzione del cuneo fiscale e rilancio delle aziende creando posti di lavoro rendendo sempre meno pesante la spesa assistenziale statale piu’ lavoro per tutti meno assistenzialismo piu’ crescita
      marina

  15. Nicolò D'Agostino says:

    Bisognava globalizzare ricchezza ed invece si è globalizzata povertà.

  16. Nome Antonella64 says:

    Certo la crisi c’è ma nonostante la sempre più costante globalizzazione c’è sempre differenza tra Paese e Paese specialmente in Europa. Per lavoro ho contatto con molti stranieri e, specialmente i tedeschi, spendono in modo molto differente dagli Italiani. Infatti i settori che risentono meno della crisi in Italia sono proprio quelli rivolti ad un target straniero…

    • Nome andrea says:

      arguta e intelligente brava mi ha dato tutte le informazioni è stata esauriente ma scriva qualcosa che esca dalla sua testa i mercati non hanno logica non ce’logica non è scientifico cambia e muterà ancora e in continuo divenire non è assoggettato alle regole umane ecco la confusione a cui si sta assistendo l’unico di scientifico è Galileo Galieli……

    • Nome arturo morando says:

      La crisi in Italia non e’ ancora arrivata…non manca molto circa un’anno

  17. Nome andrea says:

    Ottimo discorso…

  18. Nomemartina says:

    questa crisi è la conseguenza di scelte non prese da chi ne aveva la possibilità in tempi non sospetti comunque ora è tempo e ora di farlo per noi e per le nuove generazioni e sono sicra che tutti assieme ce la faremo

    • antony says:

      Le cose rimarranno cosi finchè ci saranno le solite persone al potere, bisogna eleggere il presidente della repubblica e darli piu poteri,gente giovane e dinamica …….ormai chi a dato ha dato e chi ha avuto ha avuto…..per i prossimi 20 anni ormai c’e solo da soffrire, ma è tutta una mentalità da cambiare….ciao a tutti

      • Tony says:

        Se non siamo noi a cambiare le regole, di sicuro non lo faranno i politici o i partiti, che anche in questo momenti di crisi non possono di certo lamentarsi di quello che hanno o di quelli che guadagnano (inutile fare i conti loro in tasca) tanto lo sappiamo quante agevolazioni hanno. E la classe politica dovrebbe togliersi da sola tutte queste agevolazioni? se davvero pensiamo questo siamo completamente fuori strada.
        Andiamo in piazza ed iniziamo a far rispettare i nostri diritti.

  19. non posso commentare quanto sopra, non ho alcuna competenza per esprimere un mio parere.
    ci sono stati molti filosofi prima di noi e, credo che qualcuno di questi si sia occupato anche di valori, giustizia e rapporti umani…
    che dire… forse è proprio dal nostro Io che dovrebbe partire per prima il cambiamento, se ognuno vede il Prossimo come qualcuno da Rispettare, a cui paradossalmente, “voler un po’ bene”, ci sarebbe un rispetto ed un equilibrio completamente diversi a regolare le cose… ma non è così…
    la stessa politica che dovrebbe dar l’esempio continua a sperperare senza il minimo ritegno soldi dei poveri… pensiamo a quanti imprenditor, lavoratori e vite umane quei seppur solo 20.000.000,00 di euro del tesoriere di quel tal partito, si sarebbero salvati, forse anche qualche vita disperata… continuare a fare ipotesi ormai è tardi…
    Mi auguro che una persona illustre e potente come il Sig. Alessandro Benetton che con questa sua apertura (blog), sta offrendo l’opportunità a noi persone meno influenti, si faccia carico dei nostri bisogni (probabile San Alessandro Benetton, il primo Santo in vita… e non scherzo). Mi auguro che possa riunire altre persone molto importanti del mondo produttivo e sottolineo produttivo mondiale, ( la politica sta fuori ormai…) per portare avanti una nuova filosofia economica, nel rispetto dei valori della vera globalizzazione, creando opportunità di ricchezza ovunque, in modo equilibrato, un pezzo di pane per tutti è una cosa possibile in ogni angolo del mondo… in ogni angolo del mondo ognuno può lavorare per il suo pezzo di pane… (non serve spostare economie su larga scala e manodopera a basso costo)…
    Caro Sig. Alessandro, La ringrazio per l’opportunità che mi ha offerto e auguro a Lei e famiglia un grande futuro di salute e felicità.

    Maurilio

  20. Nome Myriam says:

    Dal momento in cui teniamo fra le mani qualche moneta, volenti o nolenti, diventiamo tutti economisti, li investiamo in un uovo oggi o in una gallina domani? Senza capire dove ci porta, inseguiamo un profitto senza fine, un segno positivo senza il quale non riusciamo più a vivere(o almeno così sembra), mentre la realtà ci pone quotidianamente di fronte alla prospettiva di un negativo globale.
    Concordo: bisogna cambiare le regole. Leggendo un’informativa della Confindustria sugli investimenti nell’Est Europa sono rimasta sbalordita nel leggere che uno dei principali motivi di investimento sia la disponibilità di forza lavoro a basso costo. Quando il costo del carburante e dei beni di prima necessità anche all’Est è di poco inferiore a quelli italiani, non esito a chiamare schiavitù il proporre forza lavoro a basso costo (150-200€/mese) quando il costo della vita anche in questi paesi si sta allineando al nostro. E’ ovvio che poi si inneschino meccanismi di immigrazione e crescite fittizie delle economie emergenti. E un economista non riesce a formulare questo semplice pensiero? Non ci credo…Lo sa formulare eccome, solo cavalca l’onda per sfruttarla e restare a galla il più a lungo possibile. Per fortuna è nell’uomo che ho perso la fiducia ma non nel potere purificatorio di questa crisi, anche questa volta, che lo si voglia o no, le regole cambieranno.

  21. Fabry says:

    LA crisi a parte quella macroenomica, almeno per l’Italia deve essere rivista e risollevata da regole interne. Migliori consumi, meno tasse e un allineamento dei prezzi come scritto qui..

    http://italyworkinprogress.blogspot.it/2012/08/crollano-i-consumima-i-prezzi-no.html

  22. Nome Gianni says:

    Le regole sono fondamentali in qualsiasi campo e in qualsiasi attività di ogni essere vivente, sono l’essenza stessa della vita. Pensare di potere agire senza regole è come mettere insieme in una stanza persone di diversa nazionalità e affermare che ognuno abbia la possibilità di comunicare con gli altri parlando soltanto la propria lingua. Le regole, tuttavia, non sono immodificabili, anzi, il dinamismo che è la caratteristica essenziale del mondo attuale impone continuamente aggiornamenti o sostituzioni delle regole adottate purchè l’aggiornamento delle regole non si trasformi in una frenetica imposizione di vincoli che favoriscono chi le impone a scapito di chi le subisce.

  23. Daniela says:

    Vivo la crisi nel mio piccolo di impiegata di studio notarile. Da qualche anno si è verificata una diminuzione dell’afflusso di pratiche nel settore immobiliare (vendite e mutui specialmente) e anche in quello societario, e così da ottobre dell’anno scorso a me e ad altre tre colleghe è stato ridotto l’orario di lavoro … e lo stipendio. Abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione straordinaria: l’accordo col sindacato è stato rinnovato e quindi godremo di questa forma di ammortizzazione fino a dicembre, poi … sono previsti “esuberi”. Non faccio programmi a lunga scadenza ma ovviamente spero che la situazione quantomeno non peggiori!

  24. “…che gli effetti ricadano su un paese o su un altro, infatti, fa poca differenza, poiché le conseguenze, come vediamo, si ripercuotono a livello globale…” Mi permetto di dissentire. Non è indifferente se gli effetti sono tali da produrre recessione nel tuo paese e aumento del PIL altrove. Per quanto riguarda invece l’opportunità o le opportunità che pur vi sono in tutte le crisi, credo che mai come questa volta si possa e si debba lavorare per ottenere alcuni risultati fondamentali. Il primo: limitare lo strapotere della finanza sul resto delle attività umane. Ferguson, per il 2006, fornisce un dato vero, e terrificante: a fronte di un PIL mondiale pari a circa 47 000 miliardi di dollari, i derivati sui mercati finanziari valevano dieci volte tanto. Una “ricchezza” virtuale, cui non corrisponde neppure del circolante ma solo della moneta elettronica, creata non immettendo beni e servizi sui mercati, ma scommettendo su formule matematiche astruse che nessuno realmente capisce. E’ tempo di ritornare a una politica industriale e di servizi sulla quale fondare la ricchezza reale delle nazioni. Più specificamente, per noi italiani, è tempo di ripensare le mille responsabilità che sono state via via attribuite allo stato da cui ci si attende tutto e subito. Più della cancellazione del debito pubblico, che pur è nocivo e va (ma è lavoro che impegnerà almeno due generazioni) azzerato, conterà un mutamento culturale. Non solo della politica, ma dei cittadini tutti. Mutamento, però, che non è all’orizzonte.

  25. Nome Francesca Sforza says:

    Ora, adesso, immaginiamo di cambiare le regole.Quello che sta accadendo non mi stupisce, era già perfettamente previsto. Jaques Attalì nel suo libro “Breve storia del futuro” prevedeva già anni fa un crollo con definitiva perdita della Sovranità nazionale dei Paesi Europei, Francia, Italia etc..perchè non in grado di sostenere welfare troppo onerosi…Prevedeva un accorpamento definitivo di questi paesi nella CEE, oltre ad una futura rivolta del ceto medio, una vera rivoluzione.Attorno al 2020 se non erro.
    I miei amici in Spagna mi dicono che tutte le settimane almeno un giorno della settimana non si riesce ad uscire di casa, per le rivolte.
    La Grecia l’abbiamo vista…Vediamo anche l’immobilismo dell’ONU, le dimissioni di Kofi Annan, la politica che non riesce in nessuna parte del mondo a reggere i tempi vertiginosamente rapidi della comunicazione. La libertà trionfa apparentemente in Internet (finchè il tutto non viene spento, ackerato, strumentalizzato). Collaborazione tra i Governi…visione ideale…ma difficile da realizzarsi.
    Secondo me si dovrebbero sostenere gli acquisti delle merci e delle azioni dei paesi più virtuosi politicamente, premiandoli in modo pubblico, attraverso gli acquisti on line di merci ed azioni…così il popolo di Internet potrebbe cambiare l’economia, facendo crollare chi non lavora correttamente per l’umanità, valorizzando chi ne ha a cuore il futuro.
    Siamo in pieno mercatismo, ma non dimentichiamo che non c’è mercato senza attori che lo popolano.Questi attori sono tutti esseri umani.
    Dovremmo passare ad un mercatismo etico e a sistemi politici che sappiano equilibrare la sana spinta individualista al benessere con gli interessi collettivi, cosa che oggi è mal rappresentata.
    Il potere oggi non è secondo me costituito dal voto, ma dal carrello della spesa. Quello che compro determina chi va al potere.
    Non la politica…

  26. Giacomo says:

    Diagnosi della situazione economica internazionale perfetta nella sua stringatezza, più efficace e chiara di mille articoli di economisti o presunti tali, tuttavia venata di eccessivo ottimismo nella postilla finale: non credo a un “dialogo tra i governi di tutto il mondo per concordare le strategie,… per uscire insieme dalla crisi”, e le difficoltà in cui si dibattono i governi europei nell’affannosa ricerca di un accordo sembrano darmi (parzialmente) ragione. Ma io non dispongo nè delle Sue cognizioni finanziarie nè della Sua esperienza imprenditoriale, neppure del Suo ottimismo propositivo, talchè spero di essere felicemente smentito al più presto.

    • Nome anna rita says:

      Sono d’accordo con A.Benetton, e aggiungo: anche se oggi non vanno più di moda i proverbi ne vorrei citare uno antico:moglie e buoi dei paesi tuoi!!!! ….non è che la globalizzazione è stata fatta con troppa faciloneria e forse andava un po’ pianificata??????ora la soluzione è un po’difficile da trovare e forse se si azzerasse il debito mondiale, tutti i paesi iniziassero a collaborare e smettessimo di inquinare il pianeta qualcosa di buono combineremmo…. pazzia?utopia? forse, ma mi sa che se non seguiamo questa folle utopia stavolta non ci salviamo.! grazie

      • Adelma Tittoni says:

        Credo che il destino del mondo sia nelle mani di poche famiglie che gestiscono a loro piacimento le banche, le finanze, le case farmaceutiche. Decidono le elezioni e sondano fino a dove si possono spingere: vedasi la ridicola ” tassa sulla Salute” da tutti pagata come cosa normale. Ad oggi si sono spinti a farci tenere i fari accesi in pieno sole ( mia madre spegneva, giustamente, le lampadine, e lo facevamo anche noi) , ci vogliono far credere che è nel nostro interesse, la nostra incolumità mentre ci vendono morte com’è scritto sui pacchetti di sigarette. Ancora seguiamo i loro bla, bla, bla. Informiamoci. Solo la corretta informazione può renderci liberi : Sono daccordo con chi ha scritto che più della politica vale il carrello della spesa. Va alimentata la classe media, quella su cui si regge la Nazione, non dandole potere di acquisto siamo diretti nel baratro.

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