October 19, 2017

La città spugna

Economia

Nel 2013 il presidente cinese Xi Jiping ha deciso che le città del suo paese dovessero diventare come delle spugne.  Proprio così: distese urbane resilienti e permeabili alle piogge torrenziali, in grado di assorbire l’acqua delle stagioni piovose e restituirla, pulita, nei mesi di siccità. La Cina ha così inaugurato un programma di ingenti investimenti pubblico/privati per la ricerca di soluzioni che limitino i devastanti effetti dei cambiamenti climatici che alternano stagioni di siccità senza fine a quelle con piogge violente e distruttive. Secondo i dati di alcuni osservatori del settore assicurativo, il disastro naturale, che in assoluto crea più danni umani sociali ed economici, è l’inondazione: negli ultimi 20 anni ha colpito oltre 2,3 miliardi di persone nel mondo.

I piani anti inondazioni cinesi prevedono che le aree urbane si dotino di sistemi naturali, per il drenaggio, la ritenzione e la purificazione delle acque piovane. Oltre 30 città, in cui vivono più di 450 milioni di persone, dovranno realizzare soluzioni nuove o ispirate ai principi di sostenibilità, ai progetti di water sensitive urban design sperimentati in Australia e in Europa. L’esigenza di creare ambienti resilienti alle condizioni climatiche non è infatti sentito solo in Cina. Persino in capitali europee come Londra o Berlino è in atto da tempi un programma di rinnovamento urbano che permetta di affrontare i picchi di calore e le piogge torrenziali, per esempio prevedendo la copertura dei tetti con muschio o piante che assorbano l’acqua e la restituiscano sotto forma di vapore acqueo quando la temperatura sale, raffreddando l’ambiente. Oppure con un sistema di giardini, stagni e laghetti dove possano confluire le acque in eccesso evitando che i canali di scolo e i fiumi straripino con la pressione delle piogge più violente e insistenti.  L’idea è stata ben illustrata a Bloomerg news da Carlo Becker, l’architetto che a Berlino è a capo del programma per trasformare Berlino in una Città Spugna.

Normalmente in città la pioggia viene immediatamente raccolta nelle tubature fognarie e riversata all’esterno, così le aree urbane si surriscaldano sempre più d’estate e, con le piogge torrenziali sempre più frequenti, inevitabilmente, si allagano. Carlo Becker sostiene che le città devono tornare a imitare la natura, e assorbendo l’acqua piovana. Ha già vent’anni il primo quartiere spugna di Berlino, dove non esistono tombini condutture di scolo dell’acqua piovana: l’acqua viene completamente assorbita da giardinetti che incorniciano strade e palazzi come delle spugne.

Pechino completerà primi progetti pilota prima del 2018 e, secondo The Guardian, destina circa 46 milioni di sterline a ciascuno dei centri urbani interessati dal programma nazionale di lotta e prevenzione alle inondazioni.  La natura non va contrastata, ma imitata.

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