December 21, 2011

Blog e social: i media che disintermediano

Filosofia

Negli ultimi anni blog e social network hanno preso sempre più piede (a proposito: la nostra pagina Facebook ha recentemente raggiunto il milione di fan!). Mi sono chiesto molte volte quale sia la spiegazione di tale successo. Da un lato, forse, la possibilità di apportare un po’ di immediatezza nel mondo della mediazione, di mettere la propria faccia in un mondo di maschere. Il soggetto ha bisogno di rivendicare la propria eccezionalità: “Self expression is the new entertainment”, ha detto Arianna Huffington, fondatrice dell’Huffington Post, con quella folgorante capacità di sintesi tipica degli anglosassoni. In altre parole, alla gente piace esprimersi e – forse – leggere le opinioni degli altri.

C’è poi un altro motivo, che è anche quello che mi ha guidato nella scelta di far nascere un blog. È noto che grazie allo sviluppo tecnologico, le relazioni che il soggetto intratteneva con il mondo e con gli altri si sono modificate, e tra io e mondo si sono interposti i cosiddetti media (che infatti mediano), i quali hanno man mano sottratto centralità ai due elementi in relazione. Che cos’è il villaggio globale, se non questo installarsi del medium tra gli elementi in relazione?

Ora (ecco il motivo) accade qualcosa di nuovo: un nuovo salto tecnologico (Internet in primis, e il nuovo internet 2.0, caratterizzato dalla partecipazione) rende ancora più democratico l’accesso al sapere, intaccando il monopolio dei “mediatori” di professione, liberando il discorso e moltiplicandolo in nuovi discorsi. Questo è per me l’argomento decisivo: ristabilire una possibilità di relazione non mediata fra chi parla e chi ascolta. Il che non significa, naturalmente, cancellare d’un sol colpo la categoria dei mediatori: ci sarà sempre bisogno (sempre di più?) di professionisti della comunicazione, che ci aiutino a unire i punti (“connecting dots”).

C’è, in questo scenario, anche un rischio opposto: e cioè che tale processo nasconda una omogeneizzazione e un livellamento del pensiero, rendendo impossibile una prospettiva critica. Dalla comunicazione verticale (leggo un libro, approfondisco un argomento) si starebbe passando a una comunicazione orizzontale (navigo su Internet, vedo tutto ma in fondo non so niente). Se fosse vero, il sogno di democratizzazione legato all’avvento del web nella sua versione attuale sarebbe già svanito.

Come sempre, è difficile giungere a una conclusione univoca e, con ogni probabilità, c’è del vero in ogni posizione. Da un lato sarà sempre facile sostenere che questa volontà di mettere la faccia, di “essere io”, si riveli in ultima istanza una finzione, che anche nei social o nei blog c’è l’apparenza di autenticità, ma in verità dietro una maschera se ne nasconde sempre un’altra. Dall’altro non si potrà negare che se un soggetto rivendica la propria autenticità, la propria originalità, significa che il mondo dei mezzi di comunicazione non solo non ha ancora omologato e livellato ogni individuo, ma che anzi il rischio viene avvertito. Coesistono, insomma, la consapevolezza dei pericoli di omologazione dei media, e al tempo stesso la convinzione che il mondo dei media sia l’unico palcoscenico ancora disponibile per metterci la faccia.

Filosofia. Tags: , , , , , , , , , ,

Share Post

One Response to “Blog e social: i media che disintermediano”

  1. Daniela says:

    Ciao, guardavo le “invasioni barbariche” e devo dire che sono rimasta affascinata da quest’uomo che in una sola parola definirei : COMPLETO!! Complimenti Ale

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Top